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Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

Libro salvato da Giorgio Michelangelo Fabbrucci

La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato di infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi…

Forse basterebbe questo stralcio per spiegare il perché ho salvato “Le memorie di Adriano”.

E’ un testo che parla di un uomo che ha vissuto il suo ruolo nella storia, agendo come se le sue azioni si fossero potute riverberare nei secoli… e così è stato.

Leggendo questo capolavoro, mi sono spesso stupito che non fosse stato  l’Imperatore in persona ad averlo vergato. Con un tuffo nella superstizione, ho persino pensato che fosse Publio Elio Adriano in persona ad averlo ispirato,  ad averlo bisbigliato, come un dio ai suoi profeti.

Una lucida visione del mondo e una profonda conoscenza dell’animo umano permeano questo testo, che speso sfugge alla definizione di romanzo, per approdare a quella di poesia, di saggio, di memoir.

Nulla è stato lasciato al caso, come testimoniano le fonti ed i “taccuini di appunti” allegati nell’edizione Einaudi.

Tra le mani abbiamo un ritratto parlante.

Vi è l’Adriano imperatore, il riformatore dell’impero, l’uomo che ha voluto toccare tutto “il regno” con mano, viaggiando come un ramingo da un confine all’altro, per uniformarlo, per consolidarne i confini, per sviluppare in tutte le province le arti e la cultura, per donare agli uomini della Roma globale, uno stile di vita migliore.

Lo stesso che però, a differenza delle “figurine” bidimensionali che sono i nostri contemporanei, capisce quanto sia necessario uniformarsi alla realtà e alla necessità, annientando con fermezza ogni focolaio di rivolta, ogni minaccia nascente.

Vi è l’Adriano soldato, impegnato in Pannonia, in Mesia, in Germania. Un giovane uomo che non solo combatte, ma che conosce lo spirito e le tradizioni dei popoli nemici, percependone le singolarità, i tratti preziosi dai quali trarre nuova linfa per se stesso e per la sua civiltà in costante cammino.

Vi è l’Adriano innamorato, di un amore cieco e tragico, quasi “romantico”, del suo giovane Antinoo; e in questo aspetto il lettore può riscoprire, destato dalla sua quotidianità, le esasperazioni e gli entusiasmi forsennati del più umano di tutti i sentimenti. Un amore così totale da trasformare un giovinetto in un dio che, come nelle più tolleranti tradizioni politeiste, ha saputo mischiarsi ai Pantheon locali, entrando a far parte di fatto, di innumerevoli Olimpi.

Vi è poi l’Adriano mortale. L’uomo che percepisce la malattia e ne ha timore; che la custodisce come una perla rara, lontano dal mondo, nella villa di Tivoli; che la sconfigge edificando un mausoleo, ispirato ai monumenti funebri egizi, che dovrà fungere da sacrario per tutti gli imperatori a venire. L’uomo che desidera il suicidio e che lo abbandona per amore di chi lo circonda e di ciò che ha costruito.

“Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scende in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…”

Ecce Homo, Adrianus. Non l’uomo torturato e avvilito nella sua carne. All’opposto, l’uomo vero, che si presenta al mondo nella sua complessità gioiosa e vitale, fatta di eccessi e di moderazione, di vizi e di cultura. Una cultura che non è mai ispirata da una sola fonte, ma piuttosto figlia di innumerevoli innesti, sul tronco solido della propria tradizione.

Nell’epoca postmoderna Adriano è un sogno. Un inno alla saggezza, alla libertà, all’amore, alla forza, all’umanità, alla cultura.

Marguerite Yourcenar, in quasi trent’anni di lavoro, ha donato al mondo i pensieri, le ambizioni, le sofferenze e i sentimenti di un uomo vissuto due millenni prima di lei; lo ha fatto scomparendo tra le righe, tra i piccoli spazi bianchi lasciati tra un carattere e l’altro.

Raccontando l’uomo, ha raccontato uno dei punti più alti raggiunti dalla nostra civiltà… un punto meraviglioso dal quale ricominciare.

“Quando gli Dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento meraviglioso e unico in cui è esistito l’uomo, solo”.  Flaubert

Giorgio Michelangelo Fabbrucci

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Author: Giorgio Michelangelo

Giorgio Michelangelo Fabbrucci (Treviglio, 1980). Professionista del marketing e della comunicazione dal 2005. Resosi conto dell'epoca misera e balorda in cui vive, non riconoscendosi simile ai suoi simili, ha fondato gli Alieni Metropolitani... e ha iniziato a scrivere.

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1 Comment

  1. Un punto meraviglioso dal quale ricominciare ed al contempo un punto massimo da raggiungere. E Adriano, in queste memorie, è così umano che ti sembra pure possibile…

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