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Vineland – Thomas Pynchon

una recensione di Raffaella Foresti

Benvenuti a Vineland. Questa sarà la vostra specialissima guida virtuale della città. Partite appena potete. Non c’è stagione migliore per leggere un libro di Pynchon dell’istante stesso in cui vi viene in mente di farlo.

Come arrivare. C’è un volo low cost che parte giovedì mattina da Milano Malpensa alle 06.40. Amsterdam – Minneapolis – Los Angeles. L’arrivo è previsto per le 16.30, in perfetto orario per un coloratissimo smoothie biologico da supermarket. Solo che una volta raggiunta la California non sarete più vicini alla meta di quanto non lo sareste dalla stazione della metropolitana di Gessate. Perché Vineland è una città immaginaria e perché i fatti si svolgono nel 1984. L’unico modo per raggiungere Vineland è andare in libreria, scovare l’opera, e portarvela a casa. Queste le coordinate dall’Italia: titolo: Vineland; autore: Thomas Pynchon; traduttore: Paolini P. F.; editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; collana: Scrittori contemporanei; anno di prima edizione: 2000; ISBN: 881720272X; ISBN-13: 9788817202725; pagine: 445; formato: brossura; reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea.

Dove dormire. Evitate il “Long Jam”. Si dice che da quando George Lucas vi si trasferì con tutta la sua troupe per girare il “Ritorno dello Jedi” da quelle parti si sia verificata una strana “presa di coscienza” al punto che, ora, viene frequentato unicamente da taglialegna che indossano scarpe di camoscio sbiadito incontestabilmente blu, ascoltano musica New Age e sorseggiando mimosas al kiwi appollaiati su trespoli in stile. Per non perdere nessuno degli eventi più importanti del racconto, vi converrà invece  alloggiare al “Cucumber Lounge”, malfamata locanda alle spalle di una foresta di sequoie ove potrete scegliere tra due dozzine di casette da motel, ciascuna dotata di stufa a lega e barbecue, con la sua veranda, il suo letto ad acqua e la tv via cavo. Dobbiamo però avvertirvi che quello di dormire è un problema che vi porrete di rado. Al vostro arrivo a Vineland sarete accolti da Zoyd Wheelert, (un ex hippy degli anni sessanta, divorziato, con figlia a carico, e come minimo un po’ a disagio nell’era reaganiana “war on drugs”) del quale potrete subito ammirare la tradizionale performance di lancio nella vetrina del motel. Braccato da Hector Zuniga, un agente dell’antidroga a sua volta braccato dai camici bianchi dell’Ente Morale Nazionale per Video Educazione e Riabilitazione (una sorta di disintossicatoio per teledipendenti), Zoyd Wheelert (parti uguali di Homer Simpson e Jeff “the Dude”) vi introdurrà in un singolare universo fatto di intramontabili fricchettoni, guerrieri ninja, motociclisti che per motivi fiscali si sono trasformati in un gruppo di suore, confraternite “per donne che prendono il mondo a calci nel culo” e comunità di Thantatoidi. Tutti più o meno connessi con Prairie, la figlia di Zoyd, in cerca della madre mai conosciuta (ex-regista radicale moralmente responsabile della caduta della Repubblica Popolare del Rock and Roll). E tutti a scappare dal super-cattivo Brock Vond, il procuratore federale psicopatico di cui posso anche fornirvi una breve descrizione: “di statura media, snello e biondo di capelli, portava con sé una guardinga, mai del tutto fidabile, personalità di riserva, femminile, sottosviluppata, dalla quale la parte maschile di lui, che in teoria comandava l’unità, doveva costantemente, anch’essa, ben guardarsi”.

Cosa e dove mangiare. Nessun dubbio: recatevi alla trattoria annessa al bowling Vineland Lanes e ordinate Enchilada Speciale (macrobiotica) e zuppa del giorno (a base di zucchine) con tostada vegetariana. Qui troverete anche una delle scene più divertenti e meglio descritte di tutto il romanzo. L’hippy inacidito Zoyd Wheelert e l’agente antinarcotici teledipendente Hector Zuniga (“era da anni un rapporto romantico persistente almeno quanto quello fra il gatto Silvestro e l’uccellino Titti”) seduti allo stesso tavolo, come nel più classico dei classici polizieschi americani. Imperdibile.

Come muoversi. Visto che dovrete frequentemente spostarvi nel tempo e nello spazio, tra molteplici punti di vista, lungo una trama piuttosto caotica ma molto ben architettata, è indispensabile che abbiate alle spalle un po’ di allenamento. Ma se siete già sopravvissuti a “L’Incanto del lotto 49”, secondo me, avete tutti i mezzi per riuscire anche in quest’impresa.

Cosa vedere. Per questo non vi serve alcuna guida. Luoghi, immagini e personaggi vi cadranno addosso senza bisogno che siate voi a cercarli. Basta non farsi travolgere.

Curiosità. Ad un certo punto del percorso ritroveremo, per lasciarlo praticamente subito, Mucho Mass, personaggio già ampiamente secondario de L’Incanto del Lotto 49.

Come vi ho già detto varie volte, Pynchon è difficile. Questa, per opinione unanime, è l’opera più accessibile. Non è un passaggio obbligato, ma consigliabile. Se volete arrivare alla sua miglior poetica, quella di “V.”, “Gravity’s Rainbow”, “Mason&Dixon, ma un po’ la temete… passate prima da Vineland. Enjoy your stay!

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Author: Raffaella Foresti

“Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai nemmeno quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L'aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane “

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11 Comments

  1. Pynchon ha il grande problema della verbosità. Il suo cervello è machiavellico, le sue storie arzigogolate. Ma il vero problema è la mancanza di sintesi ma, diavolo, l’avessi io, una mente così

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  2. Ho letto “L’Arcobaleno della gravità” e sono rimasta folgorata dallo scrittore Pynchon. Un libro così non si dimentica facilmente. Hai quasi la precezione di essere anche tu in quel razzo.

    Crederò che leggerò anche questo … bella recensione veramente bella!

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  3. Sono d’accordo! L’arcobaleno delle gravita’ e’ un capolavoro di intreccio. Anche V. E’ fantastico. Bello che si promuova la scrittura di T. Pynchon! Grazie

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  4. Pynchon è un vento. Uno di quei venti che scoperchia i tetti delle case, che ribalta le auto, che sradica gli alberi.
    Vineland è un vento che ti scompiglia i capelli.
    Da leggere, ma niente a che vedere con altri suoi romanzi.

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  5. Ciao Gianluca, sono piuttosto d’accordo con te. Questo romanzo ha poco a che vedere con i suoi maggiori. Ricorda piuttosto l’ultimo, Vizio di forma. Comunque è divertentissimo, ed è un buon modo per avvicinarsi a questo scrittore… un campo-base da cui partire per scalare la vetta! A breve proprorremo uno speciale monografico dedicato a Pynchon, dove parleremo di tutte le altre opere. A presto

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  6. Parlando di timore sull’opera di Pynchon, io nel corso della mia vita da lettore l’ho incontrato spesso e volentieri, citato qui e là, ma ho sempre avuto una certa riluttanza ad approcciarlo. Appena avuta notizia del suo ultimo romanzo, Vizio di Forma, più accessibile rispetto ai suoi maggiori, ho colto l’occasione e l’ho letto traendone grande godimento, convincendomi a intraprendere “la scalata della vetta”.
    Pochi giorni fa avevo l’intenzione di cominciare L’Arcobaleno della Gravità ma ho desistito preferendogli L’inventore della Luce che era in coda di lettura da più tempo e più adatto ai ritagli di tempo di questo periodo.
    Leggendo questa recensione mi sono convinto di non aver sbagliato, il secondo romanzo di Pynchon più adatto per me è proprio Vineland, dopo le prealpi una modesta cima alpina…
    A sara düra!
    Cerea!

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    • Se hai tratto godimento da Vizio di Forma (che secondo me avrebbe dovuto mantenere il titolo originale di Inherent Vice, in questa recensione spiego il perchè: https://raccontopostmoderno.com/2012/05/vizio-di-forma-thomas-pynchon/) Vineland ti piacerà ancora di più! facendo sempre bene attenzione a non soffermarsi troppo sul contesto storico raccontato (il 1984) quanto sui detriti culturali che ha generato. Buona lettura e grazie per il tuo commento! Mi farai sapere ok?

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  7. Ho da poco letto Europe Central di William T. Vollmann, così mi sono interessato anche al suo ambizioso ciclo dei Sette Sogni. C’è quindi un qualche collegamento tra Vinland, nome attribuito dagli esploratori vichinghi al Nord America intorno all’anno mille, e la città immaginaria che dà il nome a questo romanzo?

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  8. Non saprei. Anche se le due parole sono scritte in modo diverso la radice è la medesima. Se così fosse, se ci fosse un collegamento, questo darebbe l’idea di una sorta di distacco tra il narratore e la narrazione, lo stesso che prova un esploratore quando arriva in una terra straniera e la descrive. Vale la pena di fare ricerca, anche perchè le scelte di Pynchon sui nomi non sono mai casuali!

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  9. Eccomi qui a ripresentarmi dopo essere giunto all’ultima pagina digitale.
    Esperienza decisamente positiva e piena di suggestioni, spesso comica, demenziale, fantascientifica, e addirittura al limite dello strappalacrime, nonostante che si arrivi preparati e attrezzati a quella scena.
    Nel corso del testo mi sono soffermato a reperire informazioni sui mezzi di trasporto adoperati (una marea di bolidi ciucciabenzina su cui è facile sbavare :)), credo che svolgano un ruolo non marginale, e ho scoperto un mastodontico jippone Lamborghini; mai più avrei pensato che la Lamborgini LM002 sulla quale Praire ritorna a casa insieme a Takeshi e DL potesse essere un’autovettura simile.
    Mi sono finalmente deciso a intraprendere la lettura dopo aver cercato un ulteriore stimolo facendo una ricerca disinteressata su un sito italiano di vendita di ebook, e ho scovato “The Tube. Pynchon e l’immaginario dopo la Tv” di Fabrizio Denunzio, un saggio che analizza Vineland in base a come l’Autore tratta la Televisione, tema centralissimo nel testo pynchioniano. A questo punto le spie mi hanno segnalato il superamento della soglia critica…

    Ora chiedo agli esperti su quale altro romanzo puntare gli occhi, forse L’incanto del lotto 49, percorrendo la strada che li unisce, il secondarissimo personaggio di Mucho Mass, il Conte Drugula?

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