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COME DIVENTARE SE STESSI – DAVID FOSTER WALLACE SI RACCONTA – David Lipsky

Prima parte: Un caldo e appassionato invito alla lettura che non farò mai più.

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Punto primo: procuratevi il libro. Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (Minimum Fax, 2011). E’ il risultato dei cinque giorni ininterrotti che il giornalista David Lipsky ha trascorso con DFW immediatamente dopo l’uscita americana di Infinite Jest. I due si sono stretti la mano e hanno viaggiato insieme per centinaia di chilometri, il giornalista al seguito dello scrittore. Hanno parlato di tutto. Di letteratura, soprattutto, ma anche di politica, cinema e musica. In quest’intervista Wallace si dona veramente, scendendo nell’intimo dei suoi ricordi d’infanzia e delle sue esperienze, fino a toccare gli aspetti più privati della sua vita.
Procuratevi il libro. Nonostante sia uscito solo da pochi giorni, le poche copie mandate nelle librerie si stanno velocemente esaurendo, ma con un acquisto on-line la consegna è garantita in pochissimo tempo.
Punto secondo. Indossate scarpe comode e andate a fare la spese. Viveri e alcol che vi possano bastare per almeno… una settimana, direi. Vedete voi.
Punto terzo. Spegnete cellulari, computer, tablet e blackberry, privatevi di tutto ciò che potrebbe distrarvi e chiudetevi in casa, in ufficio, in camper, con il vostro nuovo libro.
Avevate in programma la sessione di laurea? Non è importante.
State per sposarvi? Congratulazioni, rimandate.
Mettetevi comodi e lasciatevi andare.

Essendo questo un caldo-e-appassionato-invito-alla-lettura-che-non-farò-mai-più, non scenderò ora nei dettagli dei vari temi che DFW tocca in questo libro-intervista, perché ciascuno di essi merita il giusto approfondimento.
Tratteremo i vari argomenti uno alla volta nelle prossime puntate.
E spero lo faremo insieme.

Per restare aggiornati potete lasciare il vostro indirizzo e-mail alla redazione, oppure prendere contatto con gli Alieni Metropolitani attraverso i vari social network.

Un abbraccio e a presto
Raffaella Foresti

Author: Raffaella Foresti

“Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai nemmeno quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L'aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane “

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20 Comments

  1. Scrivo solo per far notare che il titolo originale “Altough of course you end becoming yourself” è stato tradotto male dagli editori italiani. Tra “Come diventare se stessi” e “Alla fine, naturalmente, si finisce per diventare se stessi” secondo me c’è differenza…

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  2. Che palle questo david foster wallace… ! Ma altro di cui parlare? Sapete che esistono altri scrittori americani e non? Che noia!

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    • No, non lo sanno. Parlacene tu degli altri scrittori. Illuminaci tu, dalla tua provincia letteraria

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    • Leggilo e capirai!

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  3. Cara lettrice metropolitana da mccarthy a heller da sinclair a fitgerald da keruac a hawthorne da steinbeck a auster da delillo a O’connor da plath a parker da bellow a james da mailer a lovecraft da poe a miller da dos passos a falkner da bettie a melville da pynchon a morrison da brown a mccullers da twain a gass da gaddis a malamud da roth a auster da cooper a ellroy da anderson a thoreau da williams aupdike… Spero di averti illuminata.. Sai qui in provincia non si ciancia, si legge. Ps ho letto il libro recensito: inutile, una chiara operazione commerciale. Ai lettori come me non interessano i pensieri (modesti) di wallace ma la sua scrittura. Ora che ha una lista mi permetto di suggerirle un po’ di lettura. Chissa’ mai che venga illuminata da qualcun altro con vantaggio per lei e per gli altri (che potranno leggere qualcosa di diverso)…

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  4. @LETTRICE DI PROVINCIA: Il fondato sospetto che il libro costituisca anche un’operazione commerciale (cosa che non può certo sfuggire)nulla toglie al valore che l’opera ha in sè. Non si tratta di letteratura, questo è ovvio, ma di qualcos’altro. Ti faccio una domanda: quando affronti un nuovo autore, non ti vai a vedere anche la sua biografia? Secondo me non aggiunge nè toglie niente alle sue opere, ma è un modo (tra i tanti) per comprenderle meglio. E da questo punto di vista “Come diventare se stessi” è qualcosa di eccezionale, perchè si tratta della pura e semplice trascrizione di ciò che DFW ha raccontato di se stesso. Una specie di autobiografia molto più coraggiosa rispetto a quelle tradizionali, perchè in questo caso l’autore non poteva più di tanto “cantarsela e suonarsela”, avendo davanti a sè un’altra persona (il giornalista) a ragistrare “in presa diretta” ciò che faceva e diceva. Ciao cara

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  5. rimane il problema che il testo, di per sé, non aggiunge praticamente nulla di quanto già si conoscevadi dfw. poi secondo me è più importante ciò che l’autore scrive di quello che è. se dovessi ammirare un autore per leggerlo non avrei letto ed amato Celine, Beckett, flaubert e altri. sostenere un amore letterario incentrato sulla persona dell’autore non ha senso e sminuisce l’opera (peraltro notevole in dfw) creando fan e non lettori. il modo migliore per far cadere nel dimenticatoio un autore. di danneggiarlo lo stesso dfw, del resto era di questo avviso sostenendo la corrente contemporanea della cd. morte dell’autore. ma è ovvio che se ci si concentra in modo acritico su qualcuno nemmeno la sua modestia può fermare il fan. la letteratura non è uno sport, non ha senso la competizione e non ci sono regole, cara lettrice metropolitana.

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  6. ciao, vorrei segnalare una recensione qui
    http://totanisognanti.blogspot.com/2011/10/come-diventare-se-stessi-di-david.html

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  7. @lettrice di provincia:
    ma se uno
    mccarthy a heller da sinclair a fitgerald da keruac a hawthorne da steinbeck a auster da delillo a O’connor da plath a parker da bellow a james da mailer a lovecraft da poe a miller da dos passos a falkner da bettie a melville da pynchon a morrison da brown a mccullers da twain a gass da gaddis a malamud da roth a auster da cooper a ellroy da anderson a thoreau da williams aupdike
    li avesse già letti e/o molti di questi non gli piacessero ? Se citi qualcosa a proposito di DFW magari dovresti citare qualcosa che gli somiglia… Dato il tuo atteggiamento mi viene da pensare che di DFW non hai letto niente. Altrimenti avresti apprezzato la possibilità di ascoltare ancora la sua voce.

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  8. @ paola
    Purtroppo ho letto tutto, ma proprio tutto di dfw. E lo considero un bravo scrittore. Sopravvalutato ma un bravo scrittore. ‘Qualcosa che gli somiglia’? Tutti gli autori citati, da lui stesso più’ volte indicati come modelli. Il guaio cara paola e’ che certi scrittori, come dfw, per la loro natura stimolano fanatismi del tutto incomprensibili in persone che trovano nella loro lettura conforto. E questi fanatismi poi si esprimono tacciando i critici di non aver letto cio’ di cui parlano nella convinzione che uno di dfw non possa che parlarne bene. E’ la differenza tra un tifoso ed un amante dello sport. Francamente a me come a tutti quelli che amano la lettura questo importa poco, a noi non cambia nulla. Sono fasi di maturazione. Quando ci sara’ arrivata anche lei amera’ dfw e ne riconoscera’ il giusto valore. Io non riconosco messiah… Mi dispiace. PS se non le sono piaciuti gli autori che ho indicato la cosa mi lascia indifferente. Peggio per lei, del resto ciascuno decide di leggere e apprezzare cio’ che ritiene. Peccato che, a quanto pare, a parte dfw lei non ami alcun autore americano di grande livello. Cosi’ e’ come mangiare sempre lo stesso piatto. Li legga tutti, come me, tutte le opere, e poi si faccia risentire. Magari allora il confronto sara’ equilibrato. Saluti

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  9. Da piccolo avevo un amico che non amava lo sport. Poi un giorno gioco’ a pallone con noi e si appassiono’. Da quel momento, nella vita, gioco’ solo a calcio e ora e’ un grande tifoso di un team e non fa che occuparsene e di parlare di quello. Non ha mai provato a verificare se gli potesse piacere un altro sport. A lui piaceva il calcio. Ora gli piace solo quello praticato da quel team. E si definisce un grande sportivo e conoscitore dello sport… Tra noi, al bar, quando lo intravediamo entrare ci si da’ di gomito: arriva lo sportivo… Io, carissime, ci rifletterei un po’…

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  10. Letto!!! Credo che per chi considera un genio Wallace e quasi un dovere leggerlo! Io in una settimana l’ho letto due volte …

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  11. @lettrice di provincia: ho letto molto degli scrittori citati e molti mi sono piaciuti. Ma nessuno somiglia a dfw. Per questo chi lo ama sembra fanatico, perche’ lo trova unico e trova nelle sue opere qualcosa che non si trova in quelle di nessun altro. Non si tratta di riconoscere messia, su questo sono d’accordo e neanche io ne riconosco. Pero’ ho capito: se non lo trovi diverso dagli altri, vuol dire che a te “non arriva”. Mi spiace.

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    • Leggiti allora Jonathan Franzen, suo grande amico e maestro. Lo adorerai quasi allo stesso modo!

      Fammi sapere che ne pensi e, se puoi contattami, ho una offerta da farti in merito a DFW!

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  12. aggiungerei anche hemingway, pancake e saunders…e Vidal!

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  13. @ paola
    Ovviamente certi scrittori arrivano più’ alcuni lettori che ad altri. E’ normale e anche bello che sia cosi’. Quello che io non sopporto e’ il fanatismo, ma questa e’ un’altra cosa. Amo troppo la letteratura per ridurla a fazioni. Quello che dice e’ vero ma secondo me JR di william gaddis e’ molto vicino a Wallace che infatti lo riteneva insieme all’arcobaleno delle gravita’ e a suttree uno dei suoi modelli. E’ stato ripubblicato da poco con una traduzione di mantovani. Se non l’avesse letto glielo consiglio.

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  14. interessante…questo JR di william gaddis in effetti mi manca…e già che ci siamo invece: che ne pensa di Skippy Dies? a me è piaciuto molto. Pur essendo cosa molto diversa, mi ha ricordato certe cose di DFW.

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  15. il libro di murray mi aveva incuriosito, un po’ di tempo fa, ma ne ho trovate solo copie in inglese e non mi andava di affrontarlo così. è tradotto? per certi autori contemporanei, per l’intenso uso di frasi gergali, preferisco leggere in traduzione e poi dopo, al limite, riprendere il libro in inglese per evitare di fare una lettura superficiale.
    ps di gaddis per cominciare (ed è anche più breve) provi gotico americano, entrambi Alet edizioni. un grande scrittore (tra l’alo sta antipatico a Franzen, il che dovrebbe essere una garanzia di qualità…

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  16. Lo ha tradotto ISBN (che sono anche quelli che hanno tradotto Pancake, che è tutt’altro genere ma mi è piaciuto tantissimo). Secondo il mio modesto parere la traduzione non è male. Ci sono però dentro dei pezzi di canzoni che sono tradotte malissimo, si vede che il lavoro lo hanno fatto persone diverse. :-)
    Gaddis lo cercherò, mi mancava. Devo dire che sono un po’ perplessa, perché amo tantissimo De Lillo e, tra tutti i suoi, Underworld, ma non riesco a leggere Pynchon (secondo alcuni è colpa delle traduzioni, ma io penso di no). Mi piace Saunders e Lethem. Ma già l’ultimo di Lethem no. Gaddis non lo conosco proprio, magari provo. Grazie!

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  17. @ paola
    gaddis è ritenuto uno dei padrifondatoridella letteratura postmoderna. il libro JRinparticolare (infatti Franzen lo odia, dalla sua posizione di scritore tradizionale).
    per Pynchon ci vuole pazienza, è un altro livello. l’arcobaleno delle gravità e V. sono i suoi indiscussi capolavori ma richiedono attenzione maniacale ai dettagli. l’incanto del lotto 49 è più accessibile.
    di lethem ho letto un paio di volumi e mi è piaciuto moltissimo.
    buona lettura

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